giovedì 15 settembre 2011

Serena e le arbitre bionde


Mariana Alves, Louise Engzell, Eva Asderaki. Cosa hanno in comune queste tre giudici di sedia del circuito tennistico internazionale? Sono tutte e tre bionde e tutte e tre hanno avuto qualche problema, quando arbitravano agli Us Open, con le intemperanze verbali, e non solo, della pluricampionessa slam Serena Williams. La prima era appollaita sul seggiolone dell'arbitro nel lontano 2004 quando la tennista californiana sfidava Jennifer Capriati per un posto in semifinale. In quell'occasione erano stati alcuni errori di valutazione sia dei giudici di linea che dell'arbitro a far infuriare la belva afroamericana. L'occhio di falco, non ufficiale, della tv americana aveva allora mostrato che la Serenona non aveva tutti i torti a protestare, ma da qui a sentirsi una perseguitata ce ne passa. Invece lei è tuttora convinta di questo: ce l'hanno con me. La seconda bionda, invece, dovette assistere alle ripetute minaccie di soffocamento da parte della tennista ai danni di una povera giudice di linea, rea di aver chiamato un inopinato fallo di piede nel momento topico della semifinale 2009 contro Kim Clijsters. Warning e conseguente penalty point furono allora sacrosanti. Cosa deve dire un tennista più che minacciare di morte un ufficiale di gara per essere sanzionato? E veniamo ora all'attualità. Nella recente finale persa contro Samantha Stosur, c'era proprio l'esordiente Asderaki a dirigere i giochi. E ancora una volta Serena ha avuto da ridire con le sue decisioni. Evento scatenante della furia cieca, fatta di aggettivi come "unattractive inside", "loser", "hater", è stato un punto assegnato alla sua avversaria a causa di un "c'mon" gridato prima della conclusione dello scambio. Aveva ragione Serena o l'arbitra? Difficile dirlo, anche se io propendo per la seconda. Ma questa scottante decisione è stata lo spunto per la solita tirata vittimistica: "sei ancora tu che cerchi di fregarmi"! Peccato, cara Serena, che fossero tutte giudici di sedia diverse. Però una cosa l'abbiamo capita: come noi non distinguiamo i cinesi, per te le bionde su un seggiolone sono tutte uguali!